venerdì, luglio 17, 2009

IL CLUB DEI FALSI DISSIDENTI



Di Antonella Randazzo

La cosa che più rafforza un sistema di potere è l’incapacità dei dominati di vedere tale sistema e di mobilitarsi per contrastarlo. Attualmente nel nostro paese (e non solo) la maggior parte delle persone è in grado di vedere che nella propria vita c’è qualcosa che non quadra, si tratti delle bollette che aumentano in poco tempo, dello stipendio che diventa sempre più misero o del cibo reso sempre più caro e adulterato. Non vedere i problemi è impossibile, ma ciò nonostante, moltissime persone persistono all’interno della propaganda e non sono in grado di vedere la vera realtà politica, economica e finanziaria.

Diverse falle del potere attuale appaiono evidenti, altre meno. Alcune appaiono soltanto a pochi, a quelli che sanno osservare con più attenzione la realtà. Non molti si accorgono, ad esempio, dell’attuale “club” di falsi dissidenti che si sta formando in Italia. Si tratta di persone che denunciano disinformazione, corruzione o ingiustizie, ma si guardano bene dall’indicare i veri responsabili di tutto questo, anzi, quando possono, esaltano o prendono ad esempio proprio coloro che in realtà sono gli artefici dei problemi del nostro paese.

Di chi si tratta? Se pochi si accorgono di questi falsi dissidenti significa che si tratta di persone stimate, amate, idealizzate o comunque considerate erroneamente come al di fuori del sistema. E’ proprio in virtù della fiducia che esse suscitano che sono state assoldate e hanno una certa visibilità mediatica, pur denunciando “disinformazione”.

I falsi dissidenti si riconoscono perché godono di uno spazio mediatico che un vero dissidente può soltanto sognare. Essi sono come schizofrenici: lamentano mancanza di attenzione mediatica ma di fatto ne hanno (ad esempio scrivono su importanti testate); criminalizzano l’attuale sistema ma vi appartengono, ricevendo denaro da apposite società ben inserite nel sistema; a parole vorrebbero fare la rivoluzione, ma si guardano bene dall’andare oltre i limiti loro imposti. Inoltre, essi hanno numerosi paladini che li difendono a spada tratta quando qualcuno osa mettere in dubbio la loro onestà. Ad esempio, da recente il giornalista Paolo Barnard ha definito alcuni falsi dissidenti “idioti”. Pur non condividendo completamente il suo punto di vista (io più che di idioti parlo di “corrotti” perché non credo che queste persone pecchino nelle capacità mentali, e non tutti quelli che lui elenca sono falsi dissidenti), non ho potuto fare a meno di notare l’aggressività smisurata che si è abbattuta contro di lui nei post di commento al suo articolo (vedi


In questi post, c’era chi lo definiva matto, chi invidioso, chi ignorante, chi superficiale. Il tono oltre misura dei commenti non poteva non far pensare che si trattasse di persone “fans” dei personaggi in questione.

Il problema non è ammirare un Travaglio o un Grillo - ognuno può fare quello che vuole e continuare a seguirli se lo ritiene giusto e utile - il problema è che i “fans” di questi personaggi sono talvolta oltremodo suscettibili, e si scagliano in modo bestiale contro chiunque abbia il coraggio di mettere in dubbio la buona fede dei loro idoli. A parte l’intolleranza del voler a tutti i costi che gli altri vedano i loro beniamini esattamente come li vedono loro, che non qualifica di certo queste persone in modo positivo, c’è anche il voler colpire personalmente l’avversario, oltrepassando il luogo di discussione, e pervenendo a metodi incivili e beceri, come gli insulti personali o le polemiche su piccoli dettagli. Quando non si sa competere sul piano argomentativo, si passa a quello emotivo, cercando di destabilizzare la persona facendola apparire matta o invidiosa. Come se andare contro personaggi di regime fosse proficuo o appagante quanto crogiolarsi nell’illusione della loro presunta onestà.

Impedire agli altri di esprimere dubbi sui beniamini che godono del beneplacito del sistema, e accanirsi con post di insulti, sterili polemiche o attacchi inopportuni contro chi ha il coraggio di dire la verità, serve anche a distogliere l’attenzione dal fatto che oggi i media sono controllati quasi del tutto, e persino Internet, che dovrebbe permettere di conoscere meglio fatti e persone, spesso non è altro che lo specchio della realtà mediatica esistente.

Sta di fatto che questi personaggi, finti dissidenti, sotto la guida delle società che li dirigono e controllano, stanno cercando di creare una nuova formazione politica o di avere più peso politico. L'obiettivo sarebbe quello di addomesticare la dissidenza, inducendo anche i più scettici a votare queste formazioni pseudo-dissidenti per assaporare il godimento di vedere innocui e dentro il gregge anche quelli che altrimenti non vi starebbero. E la gioia risulta ancora più intensa quando si tratta di “allineare” persone che si sono accorte che molte cose non quadrano. La vittoria è ancora più grande quando ci fanno credere che stiamo agendo contro di loro, e invece stiamo cadendo nelle loro trappole.

Su cosa si baserà l’inganno? E’ difficile prevedere quanti cadranno nella trappola, ma è possibile capire le caratteristiche che questa formazione avrà: parlerà di buttare fuori i corrotti, di "pulire" il Parlamento, di migliorare le condizioni dei lavoratori o di abbassare gli stipendi e il numero dei parlamentari. I nuovi personaggi entreranno nell’arena politica esattamente come tutti gli altri, e come gli altri attueranno le stesse tecniche. Alcune tecniche, ad esempio, sono state descritte da un manualetto scritto dall’Associazione spagnola indipendente “La Prosperidad”, che ha fatto una serie di ricerche per far capire ai cittadini come i mass media ingannano. Cito alcuni brani dell’interessante libro (Escuela Popular “La Prosperidad” di Madrid, “Tecniche di disinformazione” Datamews, Roma 2004):

“In una società che voglia essere considerata democratica è necessario che l’informazione sembri libera… il risultato è un sistema ampio e sottile di manipolazione… Ci sono banche che finanziano i mezzi di comunicazione, le imprese che ne sono proprietarie o che ne posseggono le azioni… sull’orientamento dell’informazione influisce l’ideologia dei giornalisti e dei redattori… la loro fedeltà all’impresa ed anche una certa tendenza all’autocensura… Il contesto di una notizia, quello passato e quello presente, è fondamentale per una comprensione ed un’analisi reale. Solo così è possibile valutare seriamente un avvenimento e formarsene un’opinione. Ma quando al lettore mancano gli elementi base di un fatto, è assai difficile che riesca a farsene un’opinione. Ragion per cui… al giornale risulta più facile imporre la sua. La decontestualizzazione può essere di due tipi: Decontestualizzazione storica… (e) notizie-puzzle: cioè la dispersione e la frammentazione delle cause/effetto di un fatto che ne impediscono, o quanto meno ne complicano, la visione d’insieme e le possibili conseguenze… In tutti i paesi c’è una lista di “questioni riservate”, censurate e chiuse a tutta l’informazione… La conoscenza (di queste questioni) è proibita per decisione politica… L’informazione sui partiti politici, sulle loro beghe interne, sui loro problemi, è ampia e continua… (mentre) di alcuni argomenti non si parla mai… (ad esempio) delle banche, (delle) multinazionali… implicati nei commerci internazionali più torbidi e redditizzi… (del) Fmi, la Bm, il Gatt, l’Omc… Chi controlla questi organismi? Chi ed in funzione di quali criteri decidono le politiche da attuare?... La scelta delle fonti risponde spesso ad una strategia di manipolazione…(spesso) la pubblicazione di (un) fatto era funzionale a determinati interessi”.

I falsi dissidenti si metteranno anche loro ad alimentare le beghe politiche, denunciando i mali che affliggerebbero la politica e citando casi di grave corruzione. Ma essi, ad esempio, non chiederanno la soppressione dell’attuale sistema partitico, che è corrotto e manovrato dall’alto, oppure non chiederanno che la sovranità monetaria venga restituita al popolo, e nemmeno segnaleranno lo strapotere dell’impero statunitense quale fonte di numerosi problemi del pianeta: miseria, fame, guerre, torture, massacri, ecc.

Quando questi falsi dissidenti avranno potere politico dovranno obbedire a chi li ha finanziati e a chi ha dato loro quella necessaria visibilità mediatica, che mai nessun vero dissidente potrebbe avere. Alcuni di questi paladini sono Grillo, Travaglio e Di Pietro. Travaglio, pur non essendo (per il momento) un potenziale candidato politico, rappresenta ormai, per chi è onesto nelle valutazioni, un modello di questo falso dissenso, utile a trastullare la massa impoverita e frustrata. E’ un giornalista che proprio dalle denunce di corruzione di alcuni personaggi politici ha tratto guadagno e fama. Egli però si guarda bene dall’uscire dal seminato in cui i suoi padroni lo hanno messo. Può dire peste e corna di Berlusconi, ma non può fare altrettanto con i banchieri-imprenditori che hanno creato Berlusconi; può denunciare il tal politico o il tal imprenditore, ma non può far emergere le basi truffaldine del sistema, denunciando i crimini che avvengono in Medio Oriente o nel Terzo Mondo. Travaglio è esperto nel vendere se stesso. Protetto e avallato da coloro che lo hanno assoldato, egli fa quello che deve fare: mettere la realtà sul piano di singole persone e dettagliate beghe politiche o giudiziarie. Nonostante l’esistenza di corrotti e mafiosi, per Travaglio occorre ammirare la “Democrazia occidentale”, e “proteggerla”, “imporla”, persino con la forza. Quale idea può essere più rappresentativa della propaganda attuale che questa?

Grillo, invece, parla di “presa per il culo” dei politici verso i cittadini, però non ha detto granché quando Di Pietro si è in passato unito alla coalizione del Pd. All’epoca della candidatura di Veltroni, come mai tante critiche rivolte a quest’ultimo (chiamato da Grillo Topo Gigio) e nessuna critica a Di Pietro, che aggregandosi al Pd lo avrebbe sostenuto? Come mai Grillo parla tanto di debito pubblico ma non spiega che in realtà si tratta di una truffa dei banchieri? Come mai oggi Grillo vuole candidarsi alle primarie del Pd ma non spiega quale sarebbe il suo programma per abbattere l’attuale sistema che in molti casi egli ha giudicato iniquo? Certo uno può obiettare: Grillo è sempre meglio di un Bersani o un Franceschini. In effetti, peggio di questi personaggi non si potrebbe. Però non si può accettare il meno peggio senza rendersi conto che il personaggio non è realmente indipendente come si crede e che dunque non potrebbe farci uscire dal pantano in cui ci troviamo. Ad esempio, chiediamoci: Grillo potrebbe avere in Parlamento la maggioranza che oggi ha Berlusconi? E se anche, per assurdo, la avesse, abolirebbe le leggi che permettono lo sfruttamento lavorativo? Darebbe sovranità monetaria al popolo? Ritirerebbe i militari dall’Afghanistan? Sarebbe in grado di arginare il potere coloniale statunitense sul nostro paese?

A mio avviso, l’attuale sistema non permette a personaggi indipendenti di acquisire un reale peso politico, e se lo facessero all’interno del sistema stesso, significherebbe che sono indipendenti soltanto in apparenza.

Attualmente sia Grillo che altri personaggi appaiono talvolta ambigui. Grillo è un comico simpatico, col suo accento genovese e il suo fare da predicatore da “comitiva”. I suoi guadagni però sono stranamente molto alti e i suoi argomenti sempre più ristretti e contingenti. Di Pietro era aggregato ad un gruppo politico che ha candidato anche personaggi in odor di mafia o inquisiti per mafia, come Vladimiro Crisafulli e Bartolo Cipriano. Come mai nelle piazze concordava con Grillo nel fare piazza pulita dei personaggi corrotti o in odore di mafia dal settore politico e poi risulta vicino a un gruppo politico che non si fa scrupoli a candidare personaggi del genere? Eppure, dopo le elezioni e l’insediamento del nuovo governo, ha avuto ancora il coraggio di parlare contro i “pregiudicati che stanno in Parlamento” (durante la manifestazione in Piazza Navona), senza ricordare che tali personaggi erano stati candidati anche nella lista dove c’era lui.

Come mai Grillo, Travaglio e Di Pietro si sono così coraggiosamente messi dalla parte del magistrato De Magistris ma poi non denunciano, ad esempio, i legami fra mafia e autorità statunitensi? Forse non sanno che i traffici mafiosi più importanti (droga, armi, ecc.) sono coordinati dagli Usa, che per il controllo della produzione di droga hanno organizzato guerre? E' difficile che non ne siano al corrente, eppure non ne parlano. I loro discorsi si sono fissati su Berlusconi, Franceschini e pochi altri politici. Ma questi politici, come ben sanno molti, non sono lì per reale volontà dei cittadini, ma perché due grandi coalizioni politiche, controllate dall’alto li hanno candidati e li fanno essere ciò che sono. Questi pseudo-dissidenti si fermano ai burattini e non parlano di chi organizza lo spettacolo e ne cura la regia. Abbattere i burattini non serve a nulla: gli stegocrati creeranno altri burattini, magari assai più efficaci dei vecchi. Per questo i veri dissidenti devono andare a scovare chi crea il sistema, chi arruola la “casta” e chi organizza i traffici mafiosi. Se non si va fino in fondo, è come limitarsi a vedere la punta dell’iceberg e credere che sia tutto ciò che c’è.

I falsi dissidenti si comportano come se l’Italia fosse un paese libero, come se non fosse una colonia che paga gran parte dei propri guadagni a persone che si comportano come i peggiori mafiosi. Come mai né Di Pietro, né Travaglio e né Grillo parlano della corruzione della Banca Centrale Europea e della Federal Reserve? Se lo facessero continuerebbero a godere della stessa attenzione mediatica di cui godono attualmente? Come mai non parlano abbastanza di massoneria, mafia e controllo dei Partiti? Luigi De Magistris, per poter “sopravvivere” nonostante le indagini che in passato lo hanno esposto alla vendetta del gruppo di potere, ha dovuto candidarsi alle ultime elezioni europee, ottenendo una vittoria. Si, perché, i falsi dissidenti non lo dicono, ma se parli di mafia, di massoneria o di crimini che riguardano personaggi politici importanti, ti chiederanno il conto: cercheranno di cooptarti (magari offrendoti parecchi soldi), oppure di trascinarti in tribunale con false accuse; finché non si decide di lasciar perdere, oppure di aggregarsi ad un Partito politico, facendosi eleggere per avere l’immunità parlamentare e magari potersi ancora permettere di dire la propria attraverso canali mediatici (nei limiti del possibile). Travaglio si è fatto paladino della libertà di informazione, ma chissà perché lui è ben accetto in Tv e quando si trova lì non si cura di informare gli italiani su ciò che non viene loro detto, limitandosi a scagliarsi contro singoli politici. I falsi dissidenti agiscono come fossero nell’arena e dovessero provocare una catarsi della rabbia dei cittadini, e si scagliano contro chi sanno che suscita rabbia e frustrazione, guadagnando le ovazioni e gli applausi scroscianti della folla. Travaglio appare molto più attento alla sua carriera che all’informazione pubblica. Egli viene presentato nella trasmissione “Annozero” come un personaggio di altissima qualità, addirittura ponendo uno scenario che mostra ingrandita la sua firma. Negli ultimi tempi ha ricevuto diversi premi, gli manca soltanto lo scettro di “Miss Italia”. Nonostante la notevole protezione mediatica, negli ultimi tempi, molti si sono resi conto che Travaglio non è così obiettivo come vorrebbe far credere. Non si vogliono negare alcuni meriti a questo giornalista, come ad esempio quello di aver portato a galla i legami inquietanti fra Berlusconi e la mafia. Ma non bisogna pensare che avendo fatto importanti denunce su diversi personaggi loschi egli sia indipendente e obiettivo nelle sue esternazioni.

L’attuale sistema ha disperatamente bisogno di personaggi che godano della fiducia dei cittadini. Non soltanto di quelli che si informano alla Tv, ma anche di quelli assai più smaliziati che amano anche leggere l’informazione su Internet. Occorre dunque che vengano creati personaggi che appaiano dalla parte dei cittadini, ma siano a servizio del sistema. Queste persone saranno contrapposte ad altre, per avere uno scenario variegato, che nasconda il consistente controllo mediatico.

Gli stegocrati fanno in modo che si formino fazioni: ovvero i giornalisti dei giornali di destra contro quelli dei giornali di sinistra, e dunque nascono articoli degli uni contro gli altri che si lanciano le medesime accuse: faziosità, mancanza di professionalità o attenzione alla carriera. In realtà tutti questi personaggi, nella misura in cui accarezzano e assecondano il proprio padrone, non sono veri giornalisti ma “impiegati mediatici”, ovvero personaggi che devono vendere una merce, e questa merce è la propaganda di regime e non l’informazione corretta. Per evitare di dare vera informazione, tutto fa brodo.

Ma tra le beghe varie, si capisce che personaggi come Travaglio vengono utilizzati anche per fungere da esca per “catturare” chi avrebbe inclinazione a scoperchiare le molteplici truffe e imbrogli del sistema.

Uno potrebbe dire: “ma tolti Grillo, Travaglio e Di Pietro chi ci rimane?" Questo è il punto: un sistema che fabbrica persino i dissidenti potrebbe essere in una botte di ferro dato che le persone non sarebbero messe in grado di vedere altre “lotte” contro il sistema che quelle volute dal sistema stesso. E molte osanneranno i falsi dissidenti, disposte ad insultare i veri per proteggerli. La scomoda verità è che nessuno di noi può più permettersi il lusso di vivere nell’illusione che dal sistema stesso possa emergere qualcuno che “ci salverà” dal degrado sociale, morale e materiale in cui ci stanno trascinando le nostre autorità, che sono serve del gruppo di potere anglo-americano. Nessuno ci salverà se non lo faremo noi stessi. Lo stato attuale del pianeta richiede consapevolezza, l’aprire gli occhi per guardare i paradossi dell’assetto criminale che ci ha sottomessi per secoli. Non c’è altra via che questa: svegliarsi dall’ipnosi collettiva e non essere più disposti a farsi tiranneggiare. D'altronde, non potrebbe esistere alcun tiranno se non ci fosse nessuna persona disposta a formare il gregge.

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giovedì, luglio 16, 2009

Paura è?





La cosa più sensazionale è che, se ho ben capito, questi video sono made in Italy!
Non sono così sicuro che spariranno i partiti e le società segrete. Secondo me, più semplicemente, si trasferiranno in quel che viene chiamato EarthLink all'interno del quale verranno combattute le nuove guerre.

Interessante.

lunedì, luglio 13, 2009

Pandemia Globale



Cari Amici, spero vi rendiate conto della assurdità mediatica a cui siamo sottoposti in queste settimane. Il panico viene disseminato sia da previsioni di natura finanziaria che di natura sanitaria. Le modalità secondo i quali i media espongono le notizie non rispondono ovviamente a criteri giornalistici ma, ben peggio, sono votati ad una accelerazione del panico e degli eventi disastrosi in una sorta di feedback "psicosomatico". Non ha senso alcuno parlare di pandemia, soprattutto guardando i numeri che la stessa OMS fornisce. Non siamo stati in grado di predire il terremoto abruzzese - e si poteva - e già ora pensiamo a prevenire la "pandemia" con una campagna quanto mai zelante di vaccinazioni. Lo scenario inizia a diventare inquietante.

Il problema alla base della crisi economica è che "manca il denaro", cioè di fatto non manca nulla ma solo la carta. Siamo stati educati ad avere ben poca fiducia gli uni degli altri ma a nutrire fiducia incondizionata nelle istituzioni e nel denaro. Denaro che di fatto rappresenta il dogma assoluto e che è di fatto lo strumento per valutare il valore assoluto di un individio a prescindere da cosa egli sia o faccia. Questo spiega come la chiusura dei rubinetti del credito paralizzi l'economia quando gli uomini, le macchine, le energie, la terra, gli immobili e tutto quanto sono ancora in perfetta salute. Un tempo per aver una crisi era necessaria una invasione di cavallette, una vera epidemia, la peste, una qualche guerra o un meteorite, ovvero qualcosa che "distruggesse" le risorse reali di una qualche natura.

Oggi la sola assenza della carta - ma nemmeno della carta in quanto credo essa ammonti al 10% circa della massa monetaria totale che è per lo più digitale - paralizza tutto. Certo, perché io non posso venire al tuo negozio a comprare il pane senza darti denaro e poi la domenica venire a verniciarti la casa. Tu non mi darai mai un immobile per la mia azienda se non ti pago l'affitto ogni mese, quindi mi serve un mutuo dalla banca: niente mutuo, chiudo la società. Eppure siamo tutti in salute per lavorare.

Abbiamo fiducia infinita nelle dogmatiche e truffaldine istituzioni finanziarie e sfiducia totale nel prossimo, è frutto di una cultura malata di divisione che avanza da decenni. Ed è difficile pensare che sia casuale. Noi siamo tutti cattivi - guardiamoci con diffidenza - ma le istituzioni sono sane. Ed in realtà è proprio il contrario.

Milioni di disoccupati solo perché manca carta - o moneta in qualche sua forma - che qualcun altro, non democraticamente eletto, decide come e dove dispensare e noi non siamo "autorizzati" ad utilizzare una moneta nostra. Vi sembra normale? In questa crisi l'unica cosa che mancano sono i soldi, i soldi certo e la consapevolezza che possiamo farcela, che ci sono altri modi per andare avanti e noi siamo ancora in salute anche se abbiamo un tessuto economico atrofizzato dalla delocalizzazione nei paesi asiatici che ha portato beneficio a pochi e disoccupazione a tanti.

Sarebbe tempo di acquisire consapevolezza. Sarebbe tempo di lasciare da parte gli allarmismi e rimboccarci le maniche. Non c'è nessuna pandemia e se essa verrà passerà dai vaccini, non dai virus. Non vaccinatevi! Non chiudetevi in casa, fate girare la poca moneta che c'è. Non date ascolto ai chi diffonde il panico. Trovate il modo di non vaccinarvi, uscite in piazza. I tempi sono maturi per un grande cambiamento e questo sta accadendo in peggio. Cambiamo la direzione della corrente. Non vaccinatevi, fate girare la moneta. Non vaccinatevi!



NUOVA INFLUENZA: L’OMS DICHIARA PANDEMIA

GINEVRA – E’ pandemia di influenza A(H1N1). Di fronte all’inarrestabile diffusione del nuovo virus, la Direttrice generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Margaret Chan ha infatti solennemente annunciato al mondo di aver deciso di innalzare il livello di allerta pandemica alla fase sei, pari al massimo, alla pandemia conclamata. La prima del XXI secolo.

“Il mondo è ora all’inizio della pandemia di influenza 2009. Siamo ai primi giorni della pandemia”, ha dichiarato Chan in una conferenza stampa indetta a Ginevra presso la sede generale dell’Oms. La diffusione del virus A(H1N1) partito dal Messico dove in aprile sono stati resi noti i primi casi, ha contagiato quasi 30.000 persone in 74 Paesi e ha provocato 144 morti.[…]

La parola pandemia, dal greco pan-demos – che coinvolge tutta la popolazione, ha sempre avuto, fino ad oggi, un significato ben preciso.Tale termine veniva infatti utilizzato in riferimento ad un numero limitato di casi, a proposito di virus e malattie contagiose di dimensioni tali da causare un numero enorme di decessi.Si usava il termine pandemia in relazione alla peste nera che colpì l’Europa nel XIV secolo, ad esempio, un morbo contagioso che fece 20 milioni di vittime, ovvero un quarto della popolazione che all’epoca abitava il continente, oppure riferendosi all’influenza spagnola del 1918, che di vittime ne causò 25 milioni, in tutto il pianeta.

Si potrebbe supporre, quindi, che tale termine vada utilizzato con estrema cautela, e doppiamente ci si aspetterebbe che tale cautela venisse utilizzata da un ente sovranazionale quale l’organizzazione mondiale della sanità, dal momento che da chi si occupa di monitorare le emergenze sanitarie del pianeta ci si attenderebbe anche un uso prudente dei moniti, per evitare di spargere il panico tra la popolazione a causa di falsi allarmi.

Invece, si apprende che la stessa Oms ha innalzato il livello di allerta pandemica alla fase sei, ovvero il massimo, come se fossimo in attesa di una nuova spagnola, o di una nuova peste nera. Ci si aspetterebbe quindi che, vista la serietà dell’organizzazione, ci siano dei segnali altrettanto preoccupanti che si diffondono per tutto il globo. Invece, i dati che la stessa Oms fornisce parlano di 30.000 persone contagiate e 144 morti, a livello mondiale, negli ultimi 3 mesi.

Per fare un rapido confronto, sarà bene tenere a mente che le influenze “normali”, che ogni anno colpiscono la popolazione, causano in media dai 50.000 ai 220.000 decessi nella sola Europa, nel giro di pochi mesi. Confrontiamo ora i 220.000 decessi di una normale influenza con i 144 (senza mila) causati dalla nuova “pandemia”. Evidentemente qualcosa non torna.

Ma facciamo un passo indietro.Il virus partito dal Messico lo scorso Aprile, altri non è se non quella influenza che i grandi media avevano chiamato inizialmente “suina”, prima di scoprire che con i maiali aveva poco a che fare. Questo è un passaggio che si è perduto per strada, come niente fosse, dopo che migliaia di capi di allevamento furono eliminati senza che ve ne fosse alcuna ragione.Così come si perse per strada un’altra notizia, che comparve timidamente in alcune agenzie diramate sulla rete, ma che non fecero mai in tempo di raggiungere i giornali e le televisioni:

ROMA – Il virus della nuova influenza A/H1N1 potrebbe essere nato in un laboratorio per un errore umano.Lo sostiene il ricercatore australiano Adrian Gibbs, uno dei ‘padri’ dell’antivirale oseltamivir, in un articolo che ha inviato all’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e ai Centri statunitensi per il controllo delle malattie (Cdc), e del quale ha annunciato l’imminente pubblicazione.

Un’ipotesi, a quanto si apprende, sulla quale l’Oms sta indagando e si sta confrontando in questi giorni con gli esperti internazionali di virologia umana e animale.Hanno ricevuto copia dell’articolo anche gli esperti internazionali della Fao e dell’Organizzazione internazionale per la salute animale (Oie). Secondo Gibbs le caratteristiche genetiche del virus A/H1N1 sono tali da far supporre che sia stato coltivato nelle uova.Queste ultime sono largamente utilizzate nei laboratori sia per coltivare i virus sia per coltivare i vaccini.In passato, nel 1977, un virus influenzale del tipo H1N1 era stato prodotto per errore per la cattiva gestione di un laboratorio in Russia.Una ipotesi davvero sorprendente.

Così dopo che un misterioso virus di origine ancora da stabilire ha causato ben 144 morti a livello globale, ovvero meno di un millecinquecentesimo dei decessi causati da una normale influenza, l’organizzazione mondiale della sanità annuncia solennemente l’arrivo della pandemia. Sembrerebbe quindi di stare di fronte ad una recita dell’assurdo, in cui una organizzazione che dovrebbe vigilare sulla situazione sanitaria mondiale si presta a diffondere il panico tra la popolazione, annunciando l’arrivo di una pandemia in maniera del tutto sconsiderata.

Così parrebbe, se non fosse che nel frattempo giungono ulteriori notizie a riguardo che aprono le porte ad uno scenario ben preciso. Solo due settimane fa, ad esempio, il governo francese ha deciso di portare avanti una operazione di vaccinazione di massa a cui sarà sottoposta tutta la popolazione con una età superiore ai 3 mesi, una operazione per la quale sarebbero già in preparazione circa 100 milioni di vaccini.
A questo punto, occorre fare un ulteriore passo all’indietro di circa un mese, e rileggere con attenzione le parole di Jacques Attali:

“La storia ci insegna che l’umanità evolve significativamente soltanto quando ha realmente paura: allora essa inizialmente sviluppa meccanismi di difesa; a volte intollerabili (dei capri espiatori e dei totalitarismi); a volte inutili (della distrazione); a volte efficaci (delle terapeutiche, che allontanano se necessario tutti i principi morali precedenti). Poi, una volta passata la crisi, trasforma questi meccanismi per renderli compatibili con la libertà individuale ed iscriverli in una politica di salute democratica.”
Per Attali, “La pandemia che sta iniziando potrebbe far scatenare una di queste paure strutturanti“, poiché essa farà emergere, “meglio di qualsiasi discorso umanitario o ecologico, la presa di coscienza della necessità di un altruismo, quanto meno interessato.”

Giova sapere chi è Jacques Attali. Attualmente svolge il compito di presidente della “Commissione per la liberazione della crescita”, istituita dal presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy, ed in passato fu eminenza grigia del governo francese durante i mandati del presidente Mitterand.E’ uno dei membri più autorevoli del club Bilderberg, grande sostenitore del progetto di un nuovo ordine mondiale, nonché membro del B’nai B’rith International, l’esclusiva massoneria ebraica.Uno di quelli che contano per davvero, in altre parole. Da sempre fautore della necessità di una riduzione della popolazione mondiale, nel suo libro paradossalmente intitolato “L’avvenire della vita” aveva scritto quanto segue:

"quando si sorpassano i 60-65 anni, l’uomo vive più a lungo di quanto non produca e costa caro alla società […].L’eutanasia sarà uno degli strumenti essenziali delle nostre società future"

In seguito Attali aveva sostenuto che queste sue parole erano state male interpretate e che non potevano essere comprese fuori dal proprio contesto, ma considerato il suo background ideologico e la missione dei gruppi elitari di cui fa parte tali “precisazioni” appaiono poco credibili.

Ci troviamo quindi di fronte ad uno scenario che inizia ad avere un senso, seppur poco rassicurante.Un virus di origine ancora incerta, probabilmente generato in un laboratorio, viene identificato quale probabile fattore scatenante di una immensa pandemia globale, capace di causare decine di milioni di morti. E questo allarme non proviene dalle voci incontrollate dei teorici della cospirazione, ma dallo stesso organismo mondiale della sanità. Contemporaneamente, oscuri intellettuali propagatori del nuovo ordine mondiale, facendosi portavoce dei più elitari circoli globalisti, giudicano l’arrivo di una possibile pandemia come un fatto tutto sommato positivo, dal momento che essa farà emergere, “meglio di qualsiasi discorso umanitario o ecologico, la presa di coscienza della necessità di un altruismo, quanto meno interessato.“

Infine, per concludere il mosaico, programmi di vaccinazione di massa vengono portati avanti da diversi governi, non ultimo quello italiano, che per bocca del vice ministro alla salute Ferruccio Fazio annuncia che entro un anno o due tutta la popolazione italiana verrà vaccinata contro la nuova influenza pandemica.

Questi sono i fatti, al momento attuale.Lo scenario non appare per nulla rassicurante, come si è detto, e l’impressione generale è che i vari “enti” in gioco stiano facendo di tutto per dare conferma alle peggiori preoccupazioni di coloro che da tempo denunciano la strategia di alcune elites dominanti che non hanno mai fatto mistero di avere come obiettivo la depopolazione del pianeta terra, cavalcando di volta in volta le “cause” più disparate.Ed a preoccupare maggiormente non è certo il fantomatico virus A(H1N1), quello delle 144 morti a livello mondiale in tre mesi. Quello che davvero è preoccupante in tutta la questione è l’eventualità della vaccinazione di massa che si prospetta. Se mai ci sarà una pandemia, passerà dai vaccini, e queste persone si stanno mostrando molto determinate nel perseguire i propri scopi.

venerdì, luglio 10, 2009

L'impero colpisce ancora



Episodio V

Silvio Skywalker Berlusconi costruisce la Morte Nera e ci organizza un party. Per l'occasione vengono chiamati gli sceneggiatori e gli scenografi della Walt Disney che inzuccherano la festa con tanto di accapatoi ricamati, olio abruzzese e background stories tratte dal libro Cuore. Nel frattempo l'impero sforna cloni per distruggere la Repubblica aiutato da un manipolo di incantatori cappeggiati da Mago Vespa Merlino, alchimista in grado di miscelare le formule tg5-tg4-tg2-tg1. AntoniObiUan Di Pietro Nobi, cercando di raggruppare gli ultimi Jedi rimasti in vita, prova a lanciare messaggi nel cosmo tramite la sonda Herald Voyager Tribune che però si perde nel buio cosmico dell'universo. Il destino della Repubblica pare segnato. Il party della Morte Nera è un successo galattico. Durante il party, Silvio Frodo Berlusconi si prende l'incarico di portare al monte Fato la lotta contro i paradisi fiscali e l'inquinamento ambientale. Inizialmente titubante accetta l'incarico ben sapendo il dolore e la fatica che gli procurerà quel peso. Il suo amico Sam Frattini Gangee gli starà al fianco. Contro ogni previsione però Silvio Skywalker Pinocchio Berlusconi, finito il party e tornato a casa dalla Morte Nera, al primo angolo di una straduzza di provincia, baratta sia la lotta contro i paradisi fiscali che la lotta all'inquinamento ambientale con il gatto e la volpe in cambio di due soldi. In diretta universale, ammette di essere in grado di fare i miracoli dicendo: "Non vi preoccupate, con i due soldi che ho in mano pianterò un albero e ne farò crescere una moltitudine". Il popolo, in visibilio, accetta di aumentare i cloni in giro per le megalopoli con tanto di svastica e spray antizanzare nell'attesa di raccogliere i frutti dell'albero dorato. La Repubblica è quasi caduta, Silvio Skywalker Berlusconi attende con ansia che il suo LodoLaser Alfano di nuova concezione venga approvato dai tecnici per poterlo utilizzare come arma mortale contro tutti...

giovedì, luglio 09, 2009

Welcome to the University of Bologna


Questo cartellone fa parte della recente campagna pubblicitaria che l’Università di Bologna ha messo in atto per cercare di attirare nuovi studenti ad iscriversi al nuovo anno accademico. Non c’è che dire, come trovata è senza dubbio originale ed ha centrato sicuramente l’obiettivo di far parlare di sè. Qualsiasi persona dotata di buon senso infatti si domanderà: “Ma a che punto siamo arrivati?” innescando una discussione sul perchè e per come accadono queste cose. E’ esattamente il risultato che ci si aspetta da questa pubblicità. Il messaggio sessuale arriva e si stampa nel profondo del cervello e tutti i discorsi sulla convenienza o meno di tale pubblicità ne esaltano il contenuto. Perfetto. Un grandissimo applauso ai pubblicitari, davvero geniali (anche se un po’ standard come soluzione). Non possiamo però dire la stessa cosa dell’Università di Bologna che per cercare di aumentare il numero di iscritti ( sono in calo? ) decide di colpire sotto la cintura utilizzando, diciamolo pure, mezzi subdoli. E’ come andare a pescare con la bomba a mano: faccio esplodere una granata in acqua e poi passo con il retino a raccogliere l’esito della mia trovata. Lauta cena nell’immediato ma a lungo termine ho compromesso tutto il laghetto! Forse saranno i tempi in cui viviamo a rendere più facile l’utilizzo di certi mezzi tuttavia crediamo vi siano dei limiti e delle separazioni che vanno mantenute. L’Università è la sede del sapere ed il sapere, la ricerca e la conoscenza fanno leva sulle aspirazioni più alte dell’animo umano. Fanno leva sulla voglia di conoscere per capire meglio chi siamo e per aiutarci a capire perchè ci siamo. Noi crediamo che l’immagine che l’Università da di sè verso il mondo esterno debba necessariamente rimanere legata alla voglia di scoprire e ricercare, alla conoscenza ed alla sua divulgazione. Sono questi i concetti che la caratterizzano e che la identificano, non ci si può spostare da essi, vorrebbe dire snaturare il concetto stesso di Università. Nessuno guarderebbe una pubblicità con un uomo barbuto che sfoglia un libro? Certo, lo sappiamo benissimo, ma siamo anche sicuri che con fantasia ed intelligenza si può riuscire a creare una pubblicità accattivante senza dover scendere a certi compromessi e senza ridurre a livello di supermercato l’Università più vecchia d’Europa! Questo purtroppo è un triste segno di decadenza, è il segno che qualcosa sta irrimediabilemente morendo e, a questo punto, ci auguriamo che succeda il prima possibile. Il ruolo di guida che l’Università dovrebbe avere è completamente sparito, l’Università dovrebbe stare davanti alla società, dovrebbe cercare di capire cosa sta succedendo e cosa succederà ed allo stesso tempo dovrebbe cercare di spiegarci quello che ha capito. Invece no, decide di “competere” come una normalissima azienda che produce un “chissàchecosa” qualunque e che pur di vendere fa leva sugli istinti sessuali, con l’aggravante che l’Università è perfettamente conscia di cosa sta facendo poichè è proprio dalle sue aule che sono nati e che proseguono gli studi psicologici sul comportamento umano e la mente umana. Quindi l’Università fa sapendo di fare. Usa deliberatamente un mezzo comunicativo di basso livello solo per cercare di aumentare gli iscritti. Scusateci tanto ma questo è sintomo di disperazione, del si salvi chi può! Ed i comportamenti disperati non fanno certo onore a chi dovrebbe guidare una società anzi, ne mettono in discussione l’autorevolezza e la fiducia. Con questa scelta comunicativa infatti, UniBo forse riuscirà a raccattare qualche pulzello in più da accompagnare lentamente alla laurea nei prossimi anni ma allo stesso tempo perde all’istante due elementi per lei fondamentali: autorevolezza e fiducia. La domanda ora è: perchè non sono stati utilizzati quei soldi per fare una campagna comunicativa atta ad aumentare la visibilità dei propri ricercatori e dei propri dottorandi? Ricordiamo ad UniBo che di tutti i dottorati che sforna solo pochissimi potranno entrare a pieno ruolo all’interno dell’Università ( a questo punto sembra quasi una fortuna visto come sta evolvendo l’accademia italiana ) e che gli altri si trovano quasi a dover tenere sotto silenzio il fatto di avere un PhD perchè nel tessuto economico del nostro paese c’è una scarsa attenzione per chi ha questo titolo di studio. Allora, perchè invece di puntare sulla “gnocca” UniBo non ha puntato sulle competenze che produce? Non sarebbe stato meglio? Non avrebbe guadagnato su più fronti? Avrebbe fornito visibilità ai propri PhD che con più facilità avrebbero trovato una collocazione adeguata, avrebbe consentito al tessuto economico locale di arricchirsi di persone con un background accademico di tutto riguardo portando certamente innovazione nei loro processi produttivi ed avrebbe salvaguardato il suo nome, la sua autorevolezza e la sua fiducia. Perchè non lo ha fatto? Viene quasi da pensare che UniBo “non creda” davvero sulla qualità delle competenze che produce. A questo punto, vista la pubblicità che ha scelto è lecito domandarsi: ma siamo sicuri che la qualità della ricerca che UniBo porta avanti sia di alto livello? Siamo sicuri che i corsi universitari che UniBo propone siano di alto livello? Siamo sicuri che UniBo sia un’Università di alto livello? Il corpo docente non dice nulla a riguardo di questa scelta? Nessun professore sente infangato il prestigio del proprio lavoro? Sono tutti tranquilli e sereni? Infine, visto che ad UniBo piace utilizzare un certo registro linguistico ci abbasseremo anche noi, almeno per un attimo, al suo livello domandandoci: “Ma che opinione vi fareste di una che ve la dà subito?”

www.dalcementoalb.it

domenica, luglio 05, 2009

Meglio non metterci il naso...

Tutte o quasi le "teorie del complotto" riguardo all'undici settembre si domandano chi avesse organizzato o favorito l'attacco aereo o come edifici di quel tipo potessero crollare dopo l'avvenuto impatto secondo le schema delle demolizioni controllate. Di fatto danno per scontato che gli aerei ci fossero (Pentagono a parte). Ma tutte queste teorie molto pubblicizzate decentrano l'attenzione dal punto fondamentale, che tutti danno per scontato:

C'erano davvero degli aerei?

E' un argomento retorico classico impostare una serie di domande che diano per scontato un certo punto per far concentrare l'avversario su risposte che gia' contengano, quando date, la conclusione voluta dall'interrogante.

Chi ha mandato GLI AEREI?

Chi guidava GLI AEREI?

Possono due torri colpite DA AEREI crollare in quel modo?

L'amministrazione Bush sapeva di QUESTI AEREI?

E se non ci fosse stato nessun aereo?
E' questa la domanda da farsi ora!

Articolo del 2006 di Giulietto Chiesa

In tutto il mondo, a partire da Ground Zero, è stato appena celebrato il quinto anniversario dall'11 settembre. Data talmente fatidica che non è più nemmeno necessario appiccicare l'anno alla data. Resterà nella storia, in molti sensi, in tutti i sensi probabilmente. Sono già usciti almeno quindici film di grandi e piccoli autori, celebrazioni infinite della tragedia e, come sempre accade nelle grandi tragedie, degli eroismi di piccoli uomini che le fronteggiano. Da cinque anni tutti (quando dico tutti intendo dire l' immensa maggioranza degli abitanti dell'occidente) sanno che “è stato Osama bin Laden”. In italiano sono cinque parole, come quegli anni….

Ma, con ogni probabilità, questa versione è falsa. E, se lo si ammettesse, per un attimo, anche solo per prova - come i matematici fanno quando dimostrano teoremi difficili, e ricorrono ad un'ipotesi assurda, per poi ricavarne la verità, dimostrandone appunto l'assurdità – si scoprirebbe subito che tutto ciò che è accaduto da allora non sarebbe accaduto affatto. Cioè si scoprirebbe, con palmare evidenza, che è stato proprio l'11 settembre a provocarlo.

Allora la seconda domanda, quella che viene subito dopo, inesorabile, sarebbe la seguente: chi ha raccontato il falso? E dare questa risposta non sarebbe difficile, perché lo sappiamo. Non è stato Osama bin laden a dirci come sono andate le cose, anche perché nessuna delle sue apparizioni successive è stata dimostrata autentica, e le versioni che egli stesso, o la sua immagine, ci hanno fornito sono state incoerenti, difformi, strane, contradditorie, ambigue e reticenti. Senza tenere conto del fatto che nessuno lo ha mai più rivisto di persona a partire da quella data fatidica in cui avrebbe concertato, da una grotta afgana, l'operazione militare più colossale della storia moderna, cioè l'attacco, vittorioso, contro la maggiore potenza mondiale, condotto sul suo territorio, cosa anch'essa senza precedenti, salvo che per l'attacco giapponese contro Pearl Harbor, che “costrinse” il presidente Franklin Delano Roosevelt a entrare in guerra contro il Giappone, sebbene la maggioranza degli americani fosse ostile al coinvolgimento degli Stati Uniti nel conflitto mondiale.

Ma Pearl Harbor era comunque qualche migliaio di miglia lontana dai confini statunitensi. E gli americani videro quell'evento solo dopo, quando arrivarono i filmati dei rari operatori dell'epoca, quando ancora non esisteva la televisione. Invece l'11 di settembre tutta l'America, anzi tutto il mondo, videro in ripresa diretta, live come si usa dire, l'evento. Quelle immagini davvero sconvolgenti, in tutti i sensi, veicolarono le loro emozioni, simultaneamente, colpirono come un maglio gigantesco la mente di sterminate platee attonite di fronte all'impossibile. La spiegazione di quell'evento fu data subito, e s'infisse nella mente di tutti, come quei traumi che decidono per il resto della nostra vita i comportamenti, le reazioni, le scelte dei nostri amori e dei nostri odi, i nostri tic, le nostre preferenze alimentari.

E, dunque, chi ha raccontato la “versione che tutti conosciamo”? Non c'è dubbio che è stata l'Amministrazione degli Stati Uniti d'America e la commissione speciale d'inchiesta da essa costituita oltre due anni dopo la tragedia. Se perciò noi procedessimo per assurdo, come quei matematici, una volta accertato che la versione ci è stata data dall'Amministrazione e che essa è falsa, dovremmo porci un'altra domanda: perché lo hanno fatto? Formulare una tale domanda equivale ad affacciarsi su un abisso di cui non si vede il fondo. E si capisce dunque, perfettamente che per molti, per “tutti”, finisce qui la dimostrazione “per assurdo”. Si chiude il libro e si spegne la luce, si cerca di dormire, si pensa ad altro. E, quando capita che qualcuno, insonne, voglia cercare di dimostrare il teorema per assurdo, cioè voglia scrutare in fondo a quell'abisso (anche perché intuisce che laggiù si trovano verità molto importanti che concernono la sua propria esistenza), ecco nascere immediatamente l'insofferenza, l'intolleranza che si prova verso i disturbatori della quiete.

Sfortunatamente per i dormienti, in questi anni i disturbatori della quiete si sono moltiplicati, a partire dagli stessi Stati Uniti. Sul web circolano centinaia di materiali, di prove, di indizi, di ricostruzioni, di documenti originali, di testimonianze, che ormai dimostrano – a mio avviso incontrovertibilmente – che la versione ufficiale è falsa, pur senza poter estrarre una ricostruzione completa e attendibile della verità.

Ma la logica matematica ci spiega che, anche se non è possibile sempre dimostrare la verità di un assunto vero (perché, come afferma il teorema di Godel, esistono al mondo più verità di quelle che sono effettivamente dimostrabili) è possibile dimostrare la falsità di un assunto falso. Che è il caso in questione, poiché nella versione ufficiale vi sono tali e tante falsità, incongruenze, aperte menzogne, mescolate a impressionanti omissioni, da rendere addirittura impossibile credervi.

Ma questa constatazione degl'insonni non ha potuto, in questi cinque anni, giungere all'attenzione dei dormienti, perché il grande sistema della informazione-comunicazione, la Grande Fabbrica dei Sogni e della Menzogna (GFSM) , ha impedito che ciò avvenisse. Perché?

Anche qui la risposta è complessa, ma si può riassumere in poche parole, per i dormienti che volessero ascoltarla: la GFSM lavora perché milioni e miliardi sappiano solo ed esclusivamente ciò che i potenti del mondo desiderano che essi sappiano. Ma questo è un altro assunto che andrebbe dimostrato con cura, e qui è impossibile farlo.

Torniamo dunque al vero e al falso, con un piccolo esperimento per il lettore. Tratto dalla stessa commissione d'inchiesta, ma mai giunto all'attenzione critica vigile di milioni di spettatori. Se prendiamo i quattro voli che si schiantarono la mattina dell'11 settembre e andiamo a verificare le liste dei passeggeri, scopriremo che la somma dei passeggeri di ognuno dei quattro voli, più i membri degli equipaggi, non corrisponde, in nessuno dei quattro aerei, alla somma delle vittime dichiarate ufficialmente. Scopriremo anche che in nessuna delle quattro liste di passeggeri, consegnate dalle due compagnie aeree (American Airlines e United Airlines) alla Commissione Ufficiale d'Inchiesta vi sono nomi arabi, cioè nomi dei presunti dirottatori.

Vediamo nel dettaglio:

Volo AA11 (il primo, quello che colpirà la Torre Nord); numero delle vittime: 92; passeggeri più equipaggio: 86. Mancano sei persone dalla lista. I dirottatori (versione ufficiale, erano cinque, ma non appaiono sulla lista della compagnia aerea. Hanno fatto il check in? Se sì, perché non risultano? In ogni caso il conto non torna.

Volo UA175 (il secondo, colpirà la Torre Sud); vittime dichiarate: 65; passeggeri più equipaggio: 56. Mancano nove persone. I terroristi non figurano dalla lista del check-in e, sempre secondo la versione ufficiale, erano cinque. In ogni caso il conto non torna perché mancano quattro persone.

Volo AA 77 (il terzo, colpirà il Pentagono); vittime dichiarate 64; equipaggio più passeggeri: 56. Mancano otto persone alla lista. I terroristi (secondo la versione ufficiale) erano cinque, anche loro assenti dalla lista del check-in. Ma il conto non torna comunque perché mancano tre persone.

Volo UA 93 (il quarto, ufficialmente precipitato in Pennsylvania); vittime dichiarate 45; passeggeri più equipaggio: 33 mancano 12 persone alla lista. I terroristi dovevano essere quattro, ma anche in questo caso non figurano al check-in . Dove sono le otto vittime mancanti?

Ecco - piccolo dettaglio - sono passati cinque anni e ancora non ci hanno spiegato dove sono finite 16 persone che figurano da una parte e non figurano dall'altra. Ammettiamo la distrazione, dovuta all'emozione del momento. Ammettiamo che il numero delle vittime sia stato dato per errore. Ma la Commissione d'Inchiesta aveva tutto il tempo per verificare l'errore e correggerlo. O almeno indicare che l'errore era stato fatto, e spiegarlo. Leggi e rileggi le pagine del volume e non trovi niente. Non se ne sono accorti?

E come mai gli arabi non figurano mai ai check-in? E' normale che, in tutti e quattro i voli, il check-in sia stato clamorosamente irregolare? Proprio in quei voli? E, non essendoci i nomi dei dirottatori, chi e come è riuscito a darci la lista completa dei dirottatori, aereo per aereo? Da dove la CIA e l'FBI hanno scoperto, per esempio, che sul volo UA 93, c'erano Saeed Alghamdi, Ahmed Ibrahim A. Al Haznawi, Ahmed Alnani, Ziad Samir Jarrah? E, si tenga conto, ce lo ha detto poche ore dopo l'attentato, non mesi dopo, ma subito.

Si potrebbe continuare per ore, con altre domande del genere. Tutte senza risposta. Bisogna scomodare Godel e il suo contrario per uscirne senza vertigini, chiudere il libro e spegnere la luce. Invece, chi prova a dire queste cose, magari in tv, come è accaduto a chi scrive, nel corso di due trasmissioni di Matrix sfuggite al “rumore di fondo” della GFSM, viene bollato da Mario Pirani, su Repubblica, con l'epiteto di “tele-monatto”. Poi esce fuori “Diario” di Deaglio, che dice che noi siamo complottatori e che è “tutta una boiata pazzesca”. E, dietro di lui, in fila indiana, a lodarlo, il Corriere e Repubblica.

Buona notte.

giovedì, luglio 02, 2009

Horus in Vaticano?


Visualizzazione ingrandita della mappa

Da aggiungersi alle peculiarità della mappa di Washington, alla svastica della base militare di Colorado Springs ed a tutta la simbologia visibile nelle mappe di tutto il mondo.

mercoledì, luglio 01, 2009

Guerra Ambientale Globale?

Oggi un vecchio contadino che mi ha venduto il vino e regalato gli ortaggi - uno dei più buoni pomodori che ho mangiato quest'anno - mi ha detto:

"Ci hanno venduto senza nemmeno misurarci come si fa con i maiali".



sabato, giugno 27, 2009

Ci mancava solo Draghi...

Devo ammettere che trovo insopportabile l'ingerenza della stampa inglese sulla politica italiana. Non che mi interessi particolarmente il "belpaese", luogo dove difficilmente avrò il piacere e l'occasione di tornare - e non per colpa mia - ma ritengo che gli stati dovrebbero essere sovrani e la sovranità dovrebbe appartenere ai cittadini. Oggi sul times compare un articolo di cui riporto un paragrafo in fondo e che, di fatto, sotto la subdola affermazione "mooted by some as a possible caretaker prime minister" (cioe' "ventilato") suggerisce un proprio nome escludendo i cittadini dall'espressione della loro opinione. Se Prodi aveva fatto danni non oso immaginare Draghi come sarà solerte nella realizzazione dell'agenda internazionale. Se fossi un italiano in Italia (e non un esule scacciato del paese) mi incazzerei davvero parecchio e mi terrei Berlusconi o proporrei valide alternative, se ce ne sono! Ma fate vobis, a me la politica italiana ormai riguarderà sempre meno. Non sono i cittadini - soprattuto in Italia - a scegliere i propri rappresentanti. Questa classe politica non ha alcuna legittimazione democratica. Sembra sia oramai evidente il futuro che ci attende. In bocca al lupo a tutti noi!

"The economy continues to decline, with Mario Draghi, head of the Bank of Italy, mooted by some as a possible caretaker prime minister, accusing the Government this week of having no “credible exit strategy” from recession." From The Times - June 27, 2009

venerdì, giugno 26, 2009

Il canto del cigno continua...





Berlusconi - in aria di uscita di scena - le suona anche a Draghi ed ai catastrofisti della crisi. Silvio - se le cose vanno avanti così - inizerà a parlare sempre più chiaro come già aveva iniziato a fare Tremonti. Che succede? Difficile capire.